Provocazione del “giornalista” Massimo Numa al presidio della Maddalena e LETTERA DI MINACCE AD ALBERTO PERINO

Apprendiamo dal tgr Piemonte che oggi al giornalista della Stampa Massimo Numa è stato impedito di raggiungere il presidio della Maddalena di Chiomonte e che gli è stata danneggiata la macchina.
Una descrizione totalmente faziosa di ciò che è avvenuto e le testimonianze raccolte da decine di No Tav ci permettono di raccontare l’esatta dinamica dei fatti.
La presenza all’interno del presidio Di Massimo Numa viene notata dai primi presidianti a causa dell’altà velocità con cui il giornalista entra nella zona del presidio, luogo attraversato da molti bambini e che necessità quindi di attenzione soprattutto da parte dei guidatori. Il giornalista sfrecciando con la macchina lungo i tornanti della Strada dell’Avanà si ferma poco prima del piazzale del presidio e una volta sceso dalla macchina inizia in maniera furtiva a scattare delle fotografie al piazzale che ospita i vari gazebo informativi, la cucina-ristorante, l’area dibattiti ecc…Questo atteggiamento insospettisce non poco i presenti che si avvicinano a lui chiedendogli che cosa sta facendo. Massimo Numa, colto sul fatto, inizia ad insultare senza mezzi termini queste persone, con un attegiamento altamente provocatorio ed arrogante ed alcuni finalmente lo rinoscono, come il giornalista che da anni attraverso la carta stampata cerca di diffamare e criminalizzare il movimento No Tav. Il giornalista continua ad inveire con i presenti che attoniti assistono alla sua sceneggiata, dovendo oltrettutto sentirsi accusati di avergli sfregiato la macchina. Dopo altri 5 minuti di sproloquio, il giornalista viene invitato ad allontanarsi a differenza di tutti gli altri giornalisti ai quali in questi mesi è stato permesso di stare al presidio, tra la gente e gli spazi comuni. Massimo Numa a questo punto, non avendo ottenuto l’effetto sperato, non ha altra scelta che risalire in macchina e ripercorrere la strada dell’Avanà in direzione Chiomonte, sempre ad alta velocità, sempre mettendo a rischio la salute dei presidianti.
Ci chiediamo il perchè di questa provocazione, fatta a pochi giorni dall’annunciato blitz promesso dalle forze dell’ordine per la presa dei terreni della Maddalena e a pochi giorni dalle denunce pervenute a decine di attivisti del Movimento No Tav.
La risposta pare ovvia. Le foto che pubblichiamo dmostrano come con disinvoltura (braccio e gomito fuori dal finestrino) Massino Numa sta lasciando il presidio, senza aggressioni di sorta. Le foto alla macchina dimostrano altresì che questa non è stata sfregiata.

In contemporanea veniva convocato Alberto Perino presso il comando della stazione dei carabinieri di Susa per la consegna di una busta sospetta. La missiva che era destinata appunto ad Alberto era stata bloccata dagli uffici postali per una sospetta perdita di polvere nera di cui sono in corso le analisi ma che si presume sia un potente veleno in polvere per animali. Questo è il modo con cui si cerca di convicere chi è contrario all’opera, minacce, denunce, provocazioni. Chi segue la lotta no tav non può non capire che tutto fa parte di un medesimo progetto che alla fine del suo percorso vorrebbe la val di Susa piena di cemento e le tasche dei politici-faccendieri-giornalisti corrotti piene di euro, tutti pubblici.

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Anche in Lombardia: Massimo Numa!

grazie ai lettori dalla lombardia! (fonte appunto indymedia lombardia)
max_numa.GIF
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In risposta all’articolo Numa/Esposito

di Luca Abbà _ L’articolo pubblicato su La Stampa di domenica 7 marzo a firma di Massimo Numa mi da spunto per fare alcune considerazioni visto che il parlamentare Stefano Esposito citando il mio nome fa alcune insinuazioni che definire becere è forse limitativo. Non è tanto mia intenzione rivolgermi ad Esposito per rispondere alle sue “domande”, quanto comunicare il mio modesto pensiero a tutti i partecipanti del movimento no tav e alle persone che ancora conservano un briciolo di coscienza critica per interpretare il mondo che li circonda. Per quanto riguarda Massimo Numa, il suo livello di professionalità giornalistica si commenta da se, basta leggere le sue “perle” delle ultime settimane. Peccato che nessuno in questi anni nessuno lo abbia ancora posto in condizione di non nuocere, ma se va avanti così credo che a quel momento non manchi molto.

Sicuramente la bassezza di articoli come questo è segnale della difficoltà in cui si trovano i propositori del TAV che si trovano di fronte un movimento che si oppone con fierezza e determinazione alle trivelle e che non cede alle continue e pesanti provocazioni di tipo politico, mediatico e poliziesco. Nonostante le difficili condizioni e la sproporzione dei mezzi in campo, una popolazione di migliaia di persone continua a resistere ed opporsi allo scempio del proprio territorio e della propria vita, ed è per questo che gli attacchi che rivolti al movimento si fanno via via più duri e accaniti.

Il tentativo di delegittimare i No Tav descrivendo una presunta deriva violenta , che non esiste, naufraga malamente, e il movimento si presenta forte di una partecipazione popolare matura e non rappresentabile; non esistono né capi né guide da corrompere con promesse di carriera politica o altro. Tutto ciò da fortemente fastidio a chi come Esposito giace da anni nei palazzi del potere. A proposito, perché i giornalisti non indagano sui proventi e privilegi dei politici, perché vogliono indagare sulle modalità di vita di chi si oppone al Tav, perché non denunciano la quotidiana discriminazione che subiscono le classi sociali più povere ed indifese (tipo gli immigrati)? Semplice, perché i mass media spesso sono complici e fautori dell’attuale sistema sociale basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura.

Su una cosa sono d’accordo con l’articolo di Numa: il titolo che recita così: “Via i professionisti della violenza”; un indicazione interessante, visto che nella foto sono ritratti gli agenti antisommossa. Ebbene si, in Val di Susa sono in tanti a chiedere e desiderare che se ne vadano i professionisti della violenza, quelli che sono stipendiati per picchiare chi dissente, disposti a massacrare di calci e manganellate manifestanti inermi che ovunque in Italia reclamano libertà e dignità. I celerini e i loro capi vivono una vita con e per la violenza, mercenari di uno stato che è l’istituzione violenta per eccellenza con i suoi carceri, i CIE, strategie della tensione e con la sua costante politica della paura; curioso che nessun politico e giornalista che conta abbia da dire nulla su tutto ciò!

Credo anche che in Val di Susa se ne abbia abbastanza di persone che come Massimo Numa usano la loro posizione di potere per discriminare persone e travisare la realtà, spero che si adottino presto delle misure efficaci per rispondere a dovere a queste provocazioni; da parte mia mi impegnerò al più presto per affrontare il tema della libertà di informazione e del rapporto mass-media/movimenti tramite serate informative o altro; accetto collaborazioni.

Ah dimenticavo, non per dare soddisfazioni ad Esposito, ma per chi non mi conosce sappiate che io abito da 10 anni in una borgata dell’alta valle Susa, nella casa dove nacque mio padre e dove hanno vissuto fino alla morte i miei nonni, sono coltivatore diretto da anni e vivo del reddito che mi fornisce la Terra tramite i suoi prodotti, faccio anche saltuari servizi di giardinaggio e il tempo che dedico (volentieri) alla lotta No Tav lo ritaglio tra il lavoro e le mille faccende della vita di campagna.

L’amore per la Terra e per questa valle mi spinge a difenderla fino in fondo dalle mani avide degli speculatori; invito Esposito questa estate a farsi una giornata di lavoro con me al mio ritmo e con i miei orari, voglio vedere se riesce ad arrivare sano a fine serata! Chi mi ha visto lavorare sa cosa intendo.

Un saluto e un ringraziamento a chi mi sta vicino e condivide con me, nonostante le difficoltà, questi stupende giornate di lotta, ci vedremo ancora sulle strade, nei presidi, sulle barricate…

Luca Abbà Frazione Cels, Exilles – Valsusa 10 marzo 2010

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Per chi ne fa una professione: a proposito di strumentalizzazione… e provocazioni!

fonte infoaut.org

Comunicato del Comitato di Solidarietà con Rifugiati e Migranti di Torino sull’infamante articolo del "giornalista" Massimo Numa.


Ieri
pomeriggio alla ex clinica San Paolo occupata è successo un fatto
grave. Una rissa per il possesso di una stanza all’interno della
clinica ha visto coinvolti due piccoli gruppi che si sono
fronteggiati prima all’interno della casa e poi spostatisi
all’esterno si sono inseguiti per alcuni minuti fino alla vicina
piazza Sabotino.

Un
episodio grave, figlio ancora una volta della povertà estrema e
dell’attesa snervante per l’arrivo di una soluzione reale per i
rifugiati e le rifugiate che occupano da dieci mesi l’ex clinica di
corso Peschiera. Un episodio violento che ha occupato spazio sui
quotidiani odierni, seppur trattato in maniera molto diversa a
seconda delle testate: mentre giornali come “la Repubblica” e il
non certo amico “Cronaca Qui” edizione di Torino si limitavano a
riportare i fatti di ieri per quello che sono effettivamente stati,
“la Stampa” di Torino ha invece preferito affidare la cronaca di
ieri ad un articolo di Massimo Numa che ricostruendo una versione
propria dell’accaduto arriva addirittura a ipotizzare una regia
occulta dei centri sociali e del Comitato di Solidarietà dietro
l’intera vicenda.

Secondo
quello che troviamo scritto su “la Stampa”, l’episodio di ieri,
sarebbe totalmente da iscrivere all’interno della battaglia che il
Comitato sta facendo contro il trasferimento di alcune centinaia di
rifugiati e rifugiate tra la caserma di via Asti e il centro della
Croce Rossa di Settimo: dice “la Stampa” riportando virgolettati
non attribuibili a nessuno in particolare (nemmeno un generico
“giovani rifugiati”, “ragazzi somali”, etc) che l’operazione
del Comitato di Solidarietà sarebbe rivolta a far salire la tensione
in vista dello sgombero/trasferimento previsto per l’11 settembre.

Un’ipotesi
assurda, infamante e che non rientra per nulla nel modo di agire e di
relazionarci con l’occupazione di corso Peschiera che abbiamo avuto
in tutti questi mesi. La nostra posizione su via Asti è infatti
sempre stata molto chiara: politicamente la
valutiamo una proposta emergenziale che non rappresenta una risposta
sul terreno dei diritti per i rifugiati e le rifugiate che da anni
stanno chiedendo con lotte e mobilitazioni (casa, lavoro, residenza);
la residenza, per citare il nodo politico principale, è una delle
parole d’ordine cardine di ogni mobilitazione dei rifugiati e delle
rifugiate, e la “soluzione” via Asti, non la affronta e non la
risolve, aprendo ancora una volta una contraddizione incredibile che
vedrà rifugiati e rifugiate ospitati per mesi all’interno di una
struttura pubblica in una città che però rifiuta a queste persone
il diritto ad avere una residenza anagrafica, con tutti i problemi
che questo continua a comportare.

La
nostra posizione su via Asti, i rifugiati e le rifugiate la conoscono
bene; ne abbiamo discusso tutte e tutti insieme in diverse assemblee
(alcune invitando anche alla partecipazione il Coordinamento delle
Associazioni del privato sociale) fatte durante l’estate all’interno
di corso Peschiera; assemblee che mai sono terminate con litigi o
dissapori, ma che sempre hanno contribuito a far fare un passo avanti
di consapevolezza e di presa di coscienza sulle soluzioni via via
proposte e sul terreno dei diritti negati.

Detto
questo non ci è mai interessato dire alle persone che stanno in
corso Peschiera che “non si deve andare in via Asti”; ci siamo
sempre preoccupati che le persone potessero comprendere il
significato reale delle proposte che venivano fatte. Dei molti che
probabilmente decideranno di andare in via Asti abbiamo troppo
rispetto umano per cercare di strumentalizzarne le scelte: si tratta
di persone che hanno affrontato viaggi oltre ogni limite umano per
arrivare nel nostro Paese con il miraggio di una possibilità,
un’alternativa ad una vita di guerra e miseria, e se oggi qualcuno
pensa che via Asti possa rappresentare quell’alternativa non è
sicuramente il Comitato che discute o fa politica sulle scelte delle
singole persone. Lo stesso discorso vale per il trasferimento
temporaneo a Settimo per le persone (i “soggetti vulnerabili”)
individuate come destinatarie del Progetto FER: a differenza di via
Asti, non abbiamo sullo specifico del FER una valutazione politica
negativa; si tratta di un progetto portato avanti dalle Associazioni
del privato sociale, e se i destinatari individuati lo valuteranno
positivamente non è sicuramente un nostro problema l’adesione in
vista di una possibile sistemazione all’interno della Regione
Piemonte. Alle persone che aderiranno alle due proposte abbiamo
sempre detto che ci saremmo risentiti e ritrovati per valutare se
aspettative e desideri erano stati soddisfatti, o se invece
rimanevano problemi da risiolvere, anche perchè quello che veramente
ci sta a cuore non è sapere oggi chi deciderà di andare in via
Asti, ma capire cosa ne sarà di chi ha fatto quella scelta tra sei,
sette, otto mesi, quando finirà il “parcheggio militare”
proposto da Prefettura e Comune.

Non
facciamo “politica” sulla pelle dei rifugiati e delle rifugiate!
Sempre l’articolo de “la Stampa” scrive che ieri nessuno del
Comitato si è fatto vedere in corso Peschiera; e invece come quasi
tutti i giorni eravamo lì, e dentro la ex-clinica due nostri
attivisti si sono spesi perchè la rissa non avesse conseguenze ben
più gravi… purtroppo non sempre si arriva in tempo, ma sempre la
pelle su cui ci giochiamo le cose è la nostra!

Il
resto delle ricostruzioni fatte da Massimo Numa lo lasciamo ad altri,
magari per un copione di un filmaccio sugli anni 70. Continueremo a
fare in corso Peschiera quello che abbiamo sempre fatto, anche in
questi dieci giorni che ci separano dal fatidico 11 settembre.

Quel
giorno saluteremo con affetto chi deciderà di accettare le proposte
delle istituzioni, disponibili a continuare a lottare con loro per
avere la residenza e gli altri diritti negati; e non lasceremo soli
chi deciderà che via Asti non la vogliono, perchè preferiscono
continuare a battere la strada della lotta per i diritti di tutte e
tutti.

Torino,
1 settembre 2009
Comitato
di Solidarietà con Rifugiati e Migranti
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Su Massimo Numa, avvocato

Il periodo a Torino è dei più caldi, per questo alcuni personaggi si confondono si trasformano e crescono. Diventano giudici, avvocati e pubblici ministri.

Accusano di stalking e lesione di immagine fornendo nomi e cognomi, chiamando in causa ogni nome che trovano sopra ai verbali forniti loro dai confidenti amici poliziotti.

La tecnica utlizzata è quella che abbiamo già descritto in un nostro precedente articolo… e chi la applica non è che il nostro beniamino, l’idolo delle folli folle, il più simpatico articolista di rosa:

l’avv. MASSIMO NUMA!!!

A lui il premio per condannare e dare infami giudizi costruendo deliranti teorie.

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Da Massimo Numa, il gufo. Tocca ferro!!!

riceviamo e pubblichiamo, a cura de "la irresponsabili s.a.s."

e allora?

da: Massimo.NUMA@lastampa.it

Mi domando chi possa essere così irresponsabile da creare
una cosa del genere. Aggiungo che è gravissimo attribuire ad altri scritti o
pensieri, come nel caso di <ombra> noblogs che ha usato il mio nome per
le sue idee deliranti. A differenza di te o di voi, io non ho alcun timore a
firmare i miei servizi o le denunce.

Spero di incontrarti (vi) presto in un’aula
giudiziaria.

massimo numa

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Strane feste a Torino

riceviamo e pubblichiamo

Da una festa nell’ultimo mese nei sotterranei (in tutti i sensi) di Torino

 

festa massimo numa

 
morte massimo numa

 

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Statistiche – Autoscuola Ferraro Falchera

Beh da non credere, del resto è notizia di poco conto.

Sono stato contattato da una utente di internet che si lamenta di esser arrivata a questo sito cercando come parole chiave: Autoscuola Ferraro Falchera.

La signorina utente, rimasta molto colpita dai contenuti del sito, è rimasta però dispiaciuta del rallentamento subito nella ricerca di un’autoscuola frequentata da Ferraro a Falchera.

Porgo quindi qui le mie scuse, augurando a questa mia gentile lettrice una felice e veloce ricerca di una autoscuola a Falchera, se possibile in compagnia dell’amico Ferraro. 

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Pennivendoli dalla memoria corta e dalla lingua biforcuta…

fonte www.notav.eu

Data: Monday, 16 July @ 19:29:19 CEST
Argomento: I nostri commenti


…che spianano la strada alla procura di Torino per le udienze del 17 e del 20 luglio.
Così è intitolato un commento circolato via e-mail a proposito di due articoli de la stampa a firma di massimo numa pubblicati il 12 e 13 luglio, di seguito il testo:
Chissà come mai si dimenticano del sequestro della montagna di
Urbiano e del Seghino: per 54 giorni li hanno tenuti sotto sequestro.
Chissà come mai non dicono che la libera repubblica di Venaus era
disponibile al cambio fin dalla notte ma che Sanna si era rifiutato
perché oltre al cambio pretendeva lo smantellamento delle barricate?

Chissà
come mai mentono dicendo che i poliziotti hanno sgomberato il cantiere
mentre di fatto il cantiere non esisteva perché i terreni non erano
ancora stati presi in carico da LTF?
Chissà come mai non dicono che un proprietario dei terreni che dovevano
essere espropriati da LTF, che era sul suo fondo in attesa dei tecnici
per fare la constatazione dello stato di fatto, è stato manganellato
dai poliziotti che gli hanno rotto una mano (con la quale cercava di
salvare la testa) ed è stato allontanato con la forza impedendogli di
esercitare un suo sacrosanto diritto?
Chissà come mai non parlano dell’incitamento di Sanna dall’alto della
ruspa di stato ai suoi uomini per spaccare la testa a tutti?
Chissà come mai non parlano dei falsi verbali di LTF?
Chissà come mai ci si è già dimenticati dei fatti di Genova?
 
Forse perchè questo governo ha premiato i capi dei poliziotti bugiardi e violenti.
 

 


 

Gli articoli in questione:
13/7/2007 (7:49) – Scontri di Venaus, la rivolta dei poliziotti

Polemica per la richiesta di pagare i danni gli agenti schierati contro i dimostranti in Valsusa
MASSIMO NUMA
TORINO
«Quando un procuratore generale della Corte dei Conti accusa la polizia
di aver "danneggiato" l’immagine dell’Italia per aver compiuto il suo
dovere disperdendo i manifestanti No Tav in seguito ad un legittimo
ordine di sgombero emesso dal precedente governo, vuol dire che la
politica dell’ordine pubblico in Italia non esiste più». Lo afferma in
una dichiarazione il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio
Cicchitto. E ancora: «Capiamo bene la solerzia dell’alto magistrato,
evidentemente attento a non scatenare le ire della sinistra estrema e
contigua a no global e anti-Tav ma fare affermazioni di questo tipo in
un provvedimento giudiziario, questo sì rovina l’immagine, ma della
magistratura contabile. Quanto alla sicurezza, essa è già stata messa a
repentaglio da questo governo, così sensibile alle ragioni dei
Disobbedienti che distruggono le città e invece ostile nei confronti di
chi l’ordine pubblico è chiamato a difenderlo e garantirlo.

L’indagine al centro della
polemica è quella promossa, nel dicembre 2005, ora prossima alla
conclusione, dal procuratore generale del Piemonte, Ermete Bogetti,
contro i dirigenti della polizia responsabili dell’ordine la notte in
cui furono sgomberati strade e cantieri Ltf dai manifestanti della Val
Susa, compresi anarchici e autonomi dei Centri Sociali. Dopo Cicchitto,
Rifondazione Comunista. Dice il consigliere regionale Juri Bossuto:
«Non si può che concordare con il procuratore generale.

Egli giustamente rimarca che
il danno vada considerato come provocato da pubblici dipendenti». Poi:
«Sia ben chiaro che questa osservazione non deve ricadere sui
lavoratori delle forze di polizia, spesso nervosi e "caricati" fino al
limite delle loro possibilità, ma su coloro da cui provengono gli
ordini di repressione delle piazze che manifestano o dei momenti di
corteo. Coloro che ordinano una carica, tra l’altro frequenti quando
riguardano alcune forze politiche e meno in altri casi, hanno il dovere
di valutare che il manganello colpisce la testa di cittadini e
contribuenti, ossia i datori di lavoro sia di noi politici che di tutti
gli operatori pubblici… Condividere questi semplici concetti è atto
che fa del bene alle forze dell’ordine, ai cittadini, alle istituzioni
e soprattutto alla democrazia».

Durissimo Silverio Sabino,
dell’esecutivo nazionale del Sap, il sindacato di polizia: «Lo Stato
non può mettere sotto processo se stesso. Perché la magistratura
contabile non ha avuto lo stesso zelo negli anni di Tangentopoli?
Tuteleremo i colleghi e saremo al loro fianco. Negli scontri, i
poliziotti furono letteralmente sequestrati dai manifestanti
all’interno dei cantieri dell’alta velocità, senza mangiare, dormire o
ricevere il cambio per 12-18 ore. A noi chi ci ripaga del danno
subito?». Infine: «… E’ troppo facile, evidentemente, mettere sotto
processo agenti che guadagnano 1100 euro al mese, piuttosto che il
potere politico». Eugenio Bravo, sostituto commissario e dirigente
nazionale del Siulp: «Le risorse che sono state spese indebitamente
sono soprattutto quelle derivate dagli straordinari dei poliziotti,
isolati per oltre 24 ore dai contestatori… Erano andati a Venaus per
difendere la legalità e lo Stato. Il linciaggio pubblico e morale dei
funzionari e dei poliziotti provoca davvero un danno all’immagine della
polizia. E’ una pagina triste. E va chiusa al più presto».

 


 

12/7/2007 – "La polizia ha caricato? Deve pagare"
La Corte dei Conti: gli scontri procurano un grave danno d’immagine per lo Stato
MASSIMO NUMA
TORINO
Il procuratore generale della Corte dei Conti del Piemonte, Ermete
Bogetti, ha «quasi concluso», sono parole sue, l’indagine sul presunto
«danno d’immagine nei confronti dello Stato e degli stessi corpi di
polizia», causato dalle cariche della polizia avvenute a Venaus, in Val
Susa, nel dicembre del 2005, durante lo sgombero di strade e cantieri
dell’Alta Velocità, occupati da giorni da centinaia di manifestanti,
tra cui elementi estremisti e dell’area anarchica, ora imputati dai pm
di Torino, di «resistenza, lesioni, devastazione e saccheggio». «Gli
interrogatori sono conclusi, entro l’autunno chiederò le misure», dice
l’alto magistrato. Giovanni Aliquò, segretario nazionale del sindacato
funzionari di polizia va all’attacco: «Se mai passasse questa linea, ci
sarebbe un cortocircuito. Da una parte, i poliziotti avranno mille
remore a intervenire; dall’altra saranno accusati di lasciare mano
libera ai danneggiamenti. Un’indagine incomprensibile, che si porta
dietro conseguenze pericolose».

Quando, due giorni dopo i
fatti, si diffuse la notizia dell’inchiesta della Corte dei Conti, a
molti era parso un ballon d’essai. Invece no. Nei giorni scorsi Bogetti
ha sentito uno dei dirigenti della polizia di Stato che allora
guidarono lo sgombero dei cantieri Ltf di Venaus. Che cosa rischiano?
«Noi abbiamo il compito di individuare i danni erariali. Loro rischiano
di pagare un risarcimento allo Stato, se le loro responsabilità saranno
provate», precisa il procuratore. Le indagini sono state portate a
termine dalla sezione di polizia giudiziaria della Guardia di finanza
della Corte dei Conti, e con l’aiuto dello stesso sindaco di Venaus,
Lino Durbiano, incaricato dallo stesso procuratore di produrre
materiale fotografico, film e testimonianze.

Un sindaco-sceriffo che, in
tutti questi mesi, s’è dato molto da fare. Il procuratore ha lavorato
su indizi precisi. Per esempio, una foto. C’è una donna seduta per
terra e un poliziotto in tenuta anti-sommossa che la sovrasta. Il
magistrato ha chiesto spiegazioni a un funzionario: «…Ero io, stavo
cercando di aiutarla ad alzarsi, non ho l’abitudine di picchiare le
signore». Ancora: «Il fascicolo, per ora, è contro ignoti – spiega uno
dei vicequestori sentiti da Bogetti – e noi non siamo ancora
formalmente accusati di alcunché. Certo, l’idea di dover pagare, noi,
forti somme perché abbiamo posto fine a un atto illegale, com’era
l’occupazione dei cantieri, delle strade, delle ferrovie, dove tra
l’altro molti poliziotti e carabinieri erano rimasti feriti, ci lascia
sconcertati».

Il lungo interrogatorio è
stato minuzioso: chi c’era, chi comandava, quali erano gli ordini e da
chi erano stati impartiti: il questore, il prefetto, il ministro degli
Interni Pisanu, il presidente del Consiglio. Che allora era Silvio
Berlusconi. Dottor Bogetti, scusi, ma sarà l’ex premier o il Viminale a
rispondere del presunto «danno d’immagine» causato dalle cariche? «Non
mi sembra probabile perchè, alla fine, le forze dell’ordine stavano
operando contro uno stato d’illegalità. Dunque, sin qui, tutto
regolare. E’ il modo che non va».

Insomma, dal dicembre 2005 al
luglio del 2007, il dottor Bogetti non s’è spostato di un solo
millimetro. Allora aveva testualmente risposto, a chi gli chiedeva se
avesse mai avuto «pressioni» per aprire il fascicolo: «No, nessuna
pressione. Sono stato sollecitato dalle immagini viste in tv. Mi sembra
che la polizia debba tutelare i cittadini, non aggredirli
gratuitamente. Uno dei doveri dello Stato è quello di creare consenso
intorno al rispetto delle leggi, ma se qualcuno agisce in modo da
spezzare il rapporto fra cittadini e istituzioni, il pregiudizio è
evidente. Non vedo differenze con il dipendente pubblico che si macchia
di reati d’altro genere e viene condannato dalla Corte dei Conti a
risarcire lo Stato per il danno provocato dal suo comportamento». Il
calendario dei prossimi interrogatori è già stato fissato. E sfileranno
altri dirigenti della polizia torinese, allora responsabili dei reparti
che agirono a Venaus.

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Cpt, fuga di notizie su chi viene espulso

fonte la Busiarda

La manifestazione in corso Brunelleschi contro i Cpt


Qualcuno comunica le liste passeggeri
MASSIMO NUMA
TORINO
La giornata della tensione contro
il Cpt di Torino, dai centri sociali Gabrio e Askatasuna, da un gruppo
di militanti dei Comunisti Italiani, di Sinistra Critica e dei Carc e
infine dall’ala dura degli anarchici, protagonisti rispettivamente di
un corteo (200 persone) e di un presidio (40 antagonisti), era stata
preceduta da un’irruzione della polizia all’interno del centro: due
marocchini, ospiti da qualche giorno della struttura – dove una
settimana fa è morto un clandestino di 38 anni, forse stroncato da una
polmonite – hanno tentato di ribellarsi agli agenti in seguito a un
tentativo di fuga e, una volta sventato, sono stati entrambi denunciati
per resistenza. Presto saranno rimpatriati.

Tutto è cominciato
quando uno degli ospiti ha annodato alcune lenzuola, ha raggiunto la
rete di protezione e poi ha iniziato ad arrampicarsi. Le guardie lo
hanno visto e sono immediatamente intervenute; un altro giovane ha
cercato di aiutare il connazionale e s’è scagliato contro i poliziotti,
ma alla fine, sono stati entrambi immobilizzati.

Nella stessa
notte in cui morì il sedicente Hassan Nejl, un altro nordafricano aveva
tentato la fuga, cadendo poi rovinosamente dalla rete. Quest’ultimo è
stato imbarcato su un aereo nei giorni scorsi, e rimpatriato. La
manifestazione s’è conclusa senza incidenti, sia il corteo che da
piazza Sabotino ha raggiunto il Cpt, sia il presidio anarchico. Slogan
e lanci di oggetti contro poliziotti e carabinieri ma il numero esiguo
dei contestatori e il forte sistema di sicurezza ha evitato più gravi
consenguenze.

Ma adesso la Digos vuole ricostruire ogni
passaggio della situazione interna al Cpt. C’è il sospetto, anzi molto
di più, che sia in atto una regia occulta. Gli ospiti possono
utilizzare i telefonini e con questi comunicano con l’esterno. Tra
collegamenti in diretta con Radio Black Out e proclami ai media, il
livello di tensione si va progressivamente arroventando. Con effetti
sorprendenti. Come quando, da Rbo, è stata trasmessa, in diretta, una
comunicazione telefonica tra gli antagonisti e i centralini di una nota
compagnia aerea del Nord Africa. I «solidali» controllavano i nomi
della lista dei passeggeri in partenza, sapendo così in anticipo chi,
tra i «reclusi» del Cpt doveva essere rimpatriato. Informazioni, in
teoria, top secret, di difficile accesso persino per la polizia. Ma
tranquillamente rese pubbliche dagli addetti della compagnia. Sui siti
anarchici ci sono addirittura i numeri di telefono da chiamare per «le
info». Sarà interessante ricostruire – attraverso i tabulati dei
cellulari in uso a chi, dall’interno, ha gestito la rivolta di domenica
scorsa e i tentativi di fuga – quali erano i contatti con elementi
esterni. Tra cui un ex militante di «Prima Linea».

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